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 Centro Nazionale di Collegamento / Relazioni industriali



 

Relazioni industriali

 

L’area di ricerca Relazioni Industriali della Fondazione Europea è tra le tre aree di ricerca principali della Fondazione il cui obiettivo è sostenere e contribuire al dialogo sociale europeo attraverso:

  • l’analisi ed il monitoraggio dei cambiamenti che avvengono nel sistema, nella struttura e nei processi di relazioni industriali e che ne coinvolgono i principali attori;
  • analizzare gli sviluppi dell’agenda delle relazioni industriali europee.

I principali strumenti di monitoraggio di quest’area sono:

EIRO – l’Osservatorio europeo sulle relazioni industriali;

EMIRE – il glossario europeo sulle relazioni industriali e sull’occupazione;

PECs – il catalogo dei Patti per l’occupazione e la competitività.

 

Vi segnaliamo:

 

Tendenze e indicazioni di cambiamento nel settore dell’energia in Europa:

Mapping report  / Scenari

Casi di studio: Iberdrola, Spagna -  Vestas, Danimarca - E.ON, Germania - Vattenfall, Svezia - Gruppo basco dell’energia, Spagna - Envicrack Gruppo Energetico, Repubblica Ceca

 

Comitati Aziendali Europei: risultati chiave della ricerca - Background paper

 

Restructuring and employment: The impact of globalisation in the EU
Il dibattito sul futuro ruolo e la futura collocazione dell’Europa in un’economia globalizzata si sta surriscaldando. Con l’intensificarsi del commercio internazionale e con l’entrata in scena di nuovi attori, sembra che il mondo abbia raggiunto una nuova fase di integrazione sociale.

Perceptions of globalisation: attitudes and responses in the EU
Questo rapporto analizza l’impatto della globaLizzazione sull’occupazione e riporta gli atteggiamEnti e le risposte a questo fenomeno dei governi nazionali e degli attori sociali europei.

Partecipazione finanziaria dei lavoratori nell’Unione Europea: tanto rumore per nulla?

Sviluppo di capacità per il dialogo sociale a livello settoriale e aziendale in:

Il Dizionario europeo delle relazioni industriali: consulta gli aggiornamenti!

European industrial relations dictionary update

Questo Rapporto, basato sui risultati di uno studio in 21 paesi europei, rivela che in molte parti d'Europa si sta diffondendo il lavoro part-time.  Lo studio analizza l’influenza delle politiche pubbliche sul part time e sulla flessibilità del mercato del lavoro.

Questo Rapporto, attraverso 10 distinti studi di caso, analizza lo sviluppo dei CAE a livello d’impresa in quattro nuovi stati membri: la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Polonia e la Slovacchia.

Con la rapida crescita della globalizzazione economica e l’intensificazione della concorrenza internazionale è sempre più chiaro che i sistemi di relazioni industriali in Europa non sono sistemi isolati e non possono essere studiati in materia a sé stante. Questo rapporto esamina due temi chiave: i così detti minimum wages e la rilocazione transnazionale della produzione  dal punto di vista delle relazioni industriali. Il rapporto analizza la situazione nei 25 Stati Membri, in due paesi ‘sviluppati’ – Giappone e USA – e in due paesi ‘in via di sviluppo’ – Brasile e Cina.

Tempi di vita e di lavoro e contrattazione collettiva nell'Unione Europea: un'analisi degli articoli di EIRO

Reconciliation of work and family and collective bargaining in the European Union: an analysis of EIRO articles

Le iniziative per promuovere la conciliazione tra vita professionale e privata sono diventate, in quasi tutti i paesi europei, parte integrante non solo delle politiche occupazionali ma anche delle politiche sociali, che si interessano, fra le altre cose, delle sfide poste dalla concorrenza, dei nuovi obiettivi di Lisbona sulla partecipazione al mercato del lavoro e l’invecchiamento della popolazione. Questo documento si basa su studi nazionali e su un’analisi di alcuni articoli tratti dall’Osservatorio europeo delle relazioni industriali EIRO. Il rapporto esamina la situazione attuale nei 25 Stati Membri, in Norvegia e in due paesi entranti, la Bulgaria e la Romania, in termini di legislazione, contrattazione collettiva, riconciliazione vita professionale-vita privata. Il rapporto analizza, inoltre, le posizioni delle parti sociali ed i recenti sviluppi a livello europeo.

Autori: Demetriades, Stavroula; Meixner Marie; Barry Adam.

Il rapporto si basa su uno studio comparato dell’Osservatorio europeo delle relazioni industriali (EIRO). Il rapporto si basa sull’analisi, tramite questionario, di 28 paesi, 25 Stati Membri, più la Norvegia, e due paesi entranti, la Bulgaria e la Romania. Il rapporto analizza varie tematiche che vanno dalla definizione di lavoro interinale, alle normative nei diversi paesi (leggi e accordi collettivi), alle posizioni delle parti sociali sugli sviluppi del settore. I risultati della ricerca sono stati completati con ulteriori dati e commenti dettagliati provenienti dalle parti sociali, sia a livello nazionale e confederale (Eurociett e UNI-Europa), coinvolti sia nella produzione dei rapporti fin dall’inizio della ricerca.

Autori: Arrowsmith, James

Eiro thematic features:

Industrial relations and undeclared work

Il rapporto, basato sui contributi di 23 paesi europeim fornisce un quadro del lavoro nero in Europa: quadro legislativo, impatto, ruolo e iniziative delleparti soicali e delle istituzioni pubbliche. Il rapporto analizza iil fenomeno del lavoro nero da un punto di vista più qualitative che quantitative.

Autori: Biletta, Isabella and Meixner, Marie

Il rapporto fornisce un quadro delle legislazioni esistenti in materia si esuberi, con particolare attenzione ai relativi aspetti economici.

Autori: Kauppinen, Timo and Meixner, Marie

Dizionario Europeo delle Relazioni Industriali Il dizionario contiene più di 300 termini comunemente utilizzati nel settore delle relazioni industriali e del mercato del lavoro. Definizioni, informazioni di contesto, riferimenti e link alle normative europee, contesto istituzionale e legale accompagnano ognuno dei termini presenti nel dizionario.

Il rapporto analizza gli sviluppi e gli aspetti significativi del mondo del mercato del lavoro in Europa ponendo particolare attenzione alla questione della partecipazione dei lavoratori.

Le relazioni industriali nell’industria siderurgica

Il rapporto esamina le principali sfide delle parti sociali nazionali nel settore ferro e acciaio in 16 paesi europei. Particolare attenzione viene posta all’internazionalizzazione dell’industria e alle fusioni e acquisizioni tra aziende di diversi paesi che hanno accompagnato queste trasformazioni. Il rapporto analizza inoltre la struttura e le caratteristiche del settore, i cambiamenti nei livelli e nelle prassi occupazionali, la rappresentanza e la posizioni dei sindacati e delle organizzazioni imprenditoriali, la struttura e i contenuti della contrattazione collettiva.

La sintesi del rapporto evidenzia i temi e le questioni principali legate al concetto di società della conoscenza. Il rapporto trae spunto dalla documentazione elaborata durante il progetto Euforia, un progetto di ricerca della Fondazione Europea per il Miglioramento delle Condizioni di Vita e di Lavoro.

Bollettino trimestrale dell’Osservatorio Europea sulle Ristrutturazioni Aziendali

Il bollettino ERM quarterly offre una panoramica dei risultati principali ed un’interpretazione dei dati raccolti durante gli ultimi tre mesi dal European Restructuring Monitor (ERM). Il bollettino fornisce dati statistici sulle attività di ristrutturazione nei 25 Stati membri e in due paesi candidati, la Bulgaria e la Romania, identificando i paesi e i settori che ne sono più colpiti. Ogni numero del bollettino evidenzia gli sviluppi in un determinato paese e settore di attività, evidenziando  i fattori chiave che si nascondo dietro i dati statistici.

 L’ultimo rapporto comparato dell’Osservatorio Europeo delle Relazioni Industriali (EIRO) analizza la questione del mainstreaming di genere in 18 paesi Europei.

Lo studio rivela che il mainstreaming di genere è una strategia che punta all’integrazione della prospettiva di genere – cioè prendere in considerazione entrambi i sessi – in tutte le politiche e provvedimenti. Un passo in avanti quindi rispetto alle precedenti politiche che miravano solo al raggiungimento della parità tra i sessi.

Secondo la recente pubblicazione della Fondazione “Regional social capital in Europe” i network sociali europei svolgono un ruolo fondamentale nella lotta contro l’esclusione sociale e la disoccupazione nelle regioni più svantaggiate. Per circa un decennio le regioni e le autorità europee hanno elaborato politiche per il miglioramento della crescita economica, dell’occupazione e dell’inclusione sociale seguendo un approccio bottom-up per raggiungere gli obiettivi di Lisbona. Si sa pochissimo, però, circa il ruolo di quelle risorse comunemente definite capitale sociale. La Fondazione, con l’intento di promuovere delle buone pratiche e proporre delle strategie per utilizzare al meglio il concetto di capitale sociale, ha cercato di esaminare la situazione di sei regioni svantaggiate che si confrontano ogni giorno con problemi di disoccupazione ed esclusione sociale. Il rapporto è una prima incursione nella dimensione regionale della ricerca socio-economica, una nuova area del programma quadriennale 2005-2008 della Fondazione. Seguirà poi la ricerca “Promuovere la qualità della vita nelle aree rurali”.

Workers in the 10 new EU Member States work on average 112 hours - or almost three working weeks - more per year than workers in the EU15, according to the Foundation’s European Industrial Relations Observatory (EIRO) in its annual update on working time developments. Workers in Sweden, for example, had 44 days off from work last year - more than double the collectively agreed annual leave and public holidays for workers in Estonia, Lithuania, Poland and Slovenia.

Collectively agreed weekly working time has stabilised at 38.6 hours in the last two years, on average 0.7 hours shorter in the EU15 and Norway and 0.9 hours longer in the new EU countries. The EIRO comparative report found, however, that the normal working week is longer in all countries (except Lithuania) than the average collectively agreed working week. In the EU25, average usual weekly hours were 40.2 in 2003, compared with average collectively agreed weekly working time of 38.6 hours in 2004.

The highest levels of usual hours worked by full-time employees in the EU25 are found in Latvia, the UK and Poland, and the lowest in Italy, France and the Netherlands. Within the EU15 countries, the United Kingdom stands out with the longest full-time hours (43.1) and a 5.9 hours gap between agreed and usual hours. Norway has the lowest hours of all the countries examined.

’Collective bargaining plays a key role in determining the duration of working time in most of the countries in Europe, with coverage levels of around three-quarters of the workforce in the former EU15 and less than half in the new Member States,’ comments Willy Buschak, Acting Director of the European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions. ‘Still, we found that women in part-time jobs work on average two hours more than men in part-time jobs in Denmark, Germany and Sweden. The opposite is the case in Greece, Italy, Latvia, Luxembourg and Portugal, where women in part-time occupations work, on average, two hours less than men.’

The EIRO comparative study looks at working time developments in all EU countries plus Bulgaria, Romania and Norway. It provides information on average collectively agreed weekly hours, statutory maximum working week and day, usual weekly working hours, annual leave and annual working time. It also examines collectively agreed weekly hours in the manufacturing industry (chemicals), services (retail) and the public sector (central civil service).

 

 

Per ulteriori informazioni visita l’area di ricerca Relazioni Industriali della Fondazione Europea

 

Puoi anche consultare tutte le pubblicazioni dell’area di ricerca relazioni industriali presso il sito della Fondazione

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